E
gregio Dott. Augias, ascoltando, distrattamente, la pubblicità di un noto integratore, mi ha colpito il messaggio che stava passando: una voce maschile,promuovendo il prodotto recitava: cosa chiede la donna dopo i 50 anni? Risposta: un supportopost menopausa. Poi di seguito, cosa chiede un uomo dopo i 50 anni? Risposta: una mente sempre attiva. Apparentemente è solo una pubblicità. Invece è qualcosa che attiene alla disistima e, soprattutto, all’autodisistima delle donne. Alla donna è stata riconosciuta un’anima, per graziosa benevolenza, nel lontano Concilio di Trento. Dunque anche la donna ha un’anima, cioè, laicamente, una mente. È chiedere troppo superare “l’utero” per parlare anche alle menti delle donne? In una società in cui una pletora di stolti,
soprattutto di genere maschile, ma ahimè, non solo, crede o fa finta, ipocritamente, di credere che i soprusi sulle
donne, che si reiterano quotidianamente, siano il risultato di una provocazione femminile piuttosto che di una
sottocultura maschilista deformata e deformante, questi continui messaggi possono risultare, sia pure in modo
strisciante, ambigui, fuorvianti e dunque, pericolosi.
Noemi Ettorre — Noemi.Ettorre@libero.it
LO SPOT SULLA MENTE E QUELLO SULLA MENOPAUSA
L’
indicazione terapeutica suddivisa per genere denuncia con chiarezza quali retro pensieri circolino nella mente dei creativi pubblicitari; talvolta inconsci talaltra fondati su criteri (?) di
mercato. La faccenda dell’utero è comunque particolarmente significativa per la carica emozionale che
questo organo, che è stato culla di tutti noi, stimola. Basta pensare che il principale disturbo nervoso attribuito alle donne, l’isteria, trae il suo nome proprio dalla parola greca (hystera) che significa appunto utero. Il caso
vuole che sia uscito proprio in questi giorni un appassionante libretto pubblicato da Adelphi. S’intitola Organi vitali, ne è autore F. González-Crussí, emerito di
Patologia a Chicago. È e non è un libro di storia della medicina. Vi si raccontano certo gli sviluppi della diagnostica e della clinica ma con escursioni gustosissime
(grazie anche all’eccellente traduzione “in stile” di Gabriele Castellari) nelle storie della letteratura, della filosofia, del costume. Lo cito perché vale la pena di leggerlo ma soprattutto perché alcune delle pagine più appassionanti sono proprio dedicate all’utero compreso
il connesso tema delle mestruazioni. In antico si pensava che l’utero vagasse nel corpo delle donne, Platone
gli attribuisce una specie di volontà autonoma il che
può portare soffocamento e «crudelissime angosce».
Ce n’è comunque anche per “lui” che, sempre Platone,
giudica creatura ribelle che «come animal sordo a ragione con furente libidine smania di sottomettere a sé
tutto». Compresi i creativi pubblicitari evidentement