C
aro Augias, una signora s’è detta preoccupata per il referendum consultivo a Bologna che potrebbe
abolire il finanziamento pubblico alla scuola privata. La signora dice che senza il finanziamento di
Stato non potrà permettersi una scuola che educhi ai valori in cui lei crede. Il problema è tutto qui:
la scuola uno non se la “deve permettere” spetta a tutti, a prescindere dal portafoglio. La scuola, quella ve-ra, non ha steccati, l’ingresso è libero dentro ci sono bambini di ogni famiglia e pure i bambini svantaggia-ti che la privata in genere rifiuta — a proposito di valori. A scuola s’imparano le cose: storia, italiano, geo-grafia ma poi s’impara a stare con gli altri e a sentirsi, nei limiti del possibile, uguale agli altri. Non vi fate in-gannare dai muri lindi, dalle didattiche particolari, dall’uso dell’inglese, è solo apparenza. La scuola, la sa-nità, l’acqua, le spiagge, l’aria devono essere per tutti. Rimane comunque un mistero come la formula “sen-za oneri per lo stato” sia diventata “a carico dello stato”.
Mario Iudici — lagonegro1@tiscali.it
UNA SCUOLA PER TUTTI
P
er una singolare coincidenza le parole del si-gnor Iudici ricordano molto da vicino quelle
che usò Edmondo De Amicis per il suo cele-berrimo “Cuore”: «Pare che li faccia tutti uguali e
tutti amici la scuola». O anche: «Viva la scuola che vi
fa una sola famiglia, quelli che ne hanno e quelli che
non ne hanno». Emerge insomma un’idea di scuo-la come luogo dove s’impara non solo a scrivere, a
leggere e a far di conto ma anche a vivere insieme
agli altri con spirito, se non altro, di solidarietà, do-ve si dovrebbe assimilare l’appartenenza ad una
stessa nazione, volendo adottare una desueta
espressione deamicisiana: alla stessa patria. Ho ci-tato De Amicis perché l’articolo 33 della Costituzio-ne che regola tra l’altro i rapporti tra scuola pubbli-ca e scuole private discende da quell’ideologia e la
richiesta della signora bolognese che chiede la sov-venzione del Comune perché la retta delle private è
salata e lei vuole che ai suoi figli sia insegnata la fe-de cattolica non rientra nel quadro. Ho visto che an-che di recente s’è ripetuta la nota obiezione: ma co-sì si nega alle famiglie la libertà di scelta. Per l’inse-gnamento d’una fede e dei suoi valori ci sono istitu-zioni apposite, gestite ottimamente, gratuite o qua-si, numerose. C’è un’altra obiezione possibile che
ha un suo peso: i costi. Il Comune di Bologna dà al-le private un milione annuo di sovvenzione. In cam-bio ottiene un servizio che copre un quinto dei bam-bini bolognesi. Se li dovesse gestire in proprio spen-derebbe molto di più. Questo è un dato sul quale si
può ragionare anche per non violare quel “senza
oneri per lo Stato” che l’art. 33 prevede. Ma per fa-vore lasciamo la libertà ad argomenti più congrui.
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