mercoledì 5 giugno 2013

21/5/13 - LA NUOVA CHIESA AL SERVIZIO DELLA SOCIETÀ

C
aro Augias, conosco bene le sue posizioni. La sento però vicino quando critica, anche con asprezza, il
malcostume che ha inquinato una parte non piccola di società a cominciare dai vertici. Sono prete e
in quanto tale chiedo che la Chiesa, assumendo la profezia di papa Francesco, non cerchi privilegi o
spazi di potere com’è avvenuto purtroppo anche nel recente passato ma si ponga in atteggiamento di servi-zio disinteressato per salvare il salvabile. Nel nuovo contesto politico italiano, che qualcuno definisce di “pa-cificazione ” ma che rischia invece di trasformarsi in progressiva “omologazione”, bisogna ritrovare le ragio-ni di una nuova speranza d’impegno, etico e culturale prima che politico. In uno straordinario e lungimi-rante documento dei vescovi italiani, si legge che “ il consumismo ha fiaccato tutti. Ha aperto spazi sempre
più vasti e comportamenti ispirati solo al benessere, al piacere, al tornaconto degli interessi economici o di par-te. Lo smarrimento prodotto da simile costume di vita pesa particolarmente sui giovani, intacca il ruolo del-la famiglia e indebolisce il senso della responsabilità, tre dei cardini portanti di un sicuro tessuto sociale ”.
don Giorgio Morlin— Treviso (giorgiomorlin@libero.it)
LA NUOVA CHIESA AL SERVIZIO DELLA SOCIETÀ
I
nfatti c’è un buon tratto di strada che cattolici il-luminati e laici in buona fede possono fare insie-me prima di arrivare a certi temi che oggi è di mo-da chiamare “divisivi”. Il consumismo sfrenato è
certamente uno di questi. Si può cercare al più di
metterlo in una prospettiva storica per tentare di ca-pire meglio che cosa (ci) è successo. In un paese po-vero da sempre, e insufficientemente acculturato
come il nostro, quel po’ di benessere arrivato dopo il
primo boom del dopoguerra ha rappresentato un
tale sollievo da nascondere ogni altro valore. Non so-lo il reddito ma lo stesso investimento emotivo di
molti si è concentrato esclusivamente su quello. Con
la conseguenza che, arrivata la crisi, un’intera pro-spettiva di vita è sembrata scomparire insieme al be-nessere. Basta questo disorientamento a spiegare la
facilità con la quale abili demagoghi sono riusciti ad
incantare milioni di connazionali a dispetto dei loro
comportamenti deplorevoli e di promesse clamoro-samente mancate. Don Giorgio si richiama al mes-saggio lanciato dal nuovo papa. Lo faccio anch’io
consapevole come sono che la secolare presenza
della Chiesa cattolica nella penisola è un dato im-prescindibile della convivenza. La Chiesa, o meglio
il Vaticano, ha usato spesso male la sua influenza, ha
appoggiato governi e personalità sbagliate per puro
tornaconto immediato tradendo il messaggio di cui
si proclama portatrice. Se papa Francesco riuscisse
a frenare i calcoli di pura convenienza, credo che
non solo la Chiesa grandemente se ne gioverebbe

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