giovedì 13 giugno 2013

23/5/13 - LA (BELLA) POLITICA DEL FARE

C
aro Augias, la «Lunga Marcia per L’Aquila» è un social-trekking che vuole unire i luoghi dell’ultimo
terremoto a quelli del terremoto più disastroso di questi ultimi anni nel cratere aquilano. Stiamo per
partire da Novi di Modena il 25 maggio, anniversario del terremoto dell’anno scorso. Attraversere-mo l’Italia nel ricordo di terremoti più o meno disastrosi come Sansepolcro, Gubbio, Assisi, Foligno, Noce-ra Umbra, Camerino, Norcia e Avezzano. Partiremo poi da Roma il 14 Giugno per parlare oltre che di rico-struzione anche di prevenzione e messa in sicurezza degli edifici. Il 22 giugno le due carovane arriveranno
a L’Aquila, luogo simbolo di questa impresa. Non vorremmo aspettare il prossimo terremoto senza far nien-te per poi piangere i morti. Pensiamo ad una legge che renda deducibili tutte le spese sostenute dai privati
per la messa in sicurezza degli edifici, convinti che un simile incentivo permetterebbe l’apertura di migliaia
di cantieri in tutta Italia favorendo una «buona» crescita diffusa che proprio per questa sua caratteristica sa-rebbe al sicuro da infiltrazioni mafiose al contrario delle cosiddette «grandi» opere che grandi sono solo per
gli interessi finanziari e malavitosi che muovono.
Enrico Sgarella — lungamarciaperlaquila@gmail.com
LA (BELLA) POLITICA DEL FARE
Q
uesta lettera annuncio mi ha di colpo riporta-to in termini concreti al significato della pa-rola “politica”. Leggo i giornali, ascolto (non
sempre) i telegiornali; vedo e sento parlare di politi-ca come di un’attività che riguarda questo o quel
partito o uomo di partito. Equilibri, incarichi, pen-denze giudiziarie. Siamo così abituati e rassegnati a
questo livello di discussione da aver dimenticato
che la politica è altro. Seguendo le indicazioni del si-gnor Sgarella si potrebbe pensare a commissioni
parlamentari chine sul problema della prevenzione
dai terremoti; deputati e senatori che s’interrogano
sul modo migliore per mettere in sicurezza un terri-torio ballerino come quello che abitiamo. Poiché si
invoca spesso un “paese normale” credo che sareb-be questo un eloquente esempio di normalità. Ri-cordo che lo storico dell’arte Giovanni Urbani
(1925.1994), direttore dell’Istituto Centrale per il Re-stauro, s’era battuto fin dal 1975 per un piano di tu-tela del patrimonio culturale dai rischi sismici. Nel
1983 aveva addirittura organizzato una mostra do-ve presentava un concreto “Piano pilota” per la pro-tezione dei monumenti ma anche delle abitazioni.
L’argomento del resto era già stato impostato da Ce-sare Brandi, altro insigne storico dell’arte. Ci sareb-be insomma addirittura una scuola alla quale rife-rirsi. Se qualcuno avesse voglia di farlo invece di di-scutere di scontrini al ristorante o di come salvare
Dell’Utri da sgradevoli incidenti giudiziar

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