giovedì 30 maggio 2013

16/5/13 IL GIUSTO PESO DELLE PAROLE

Gentile Augias, quando si allude all’aplomb inglese di Monti o del Presidente Napolitano, nessuno obietta
che quei signori non sono inglesi ma italiani. Di Andreotti si criticava l’ipocrisia gesuitica, senza che si re-plicasse che Andreotti non era prete. Chi è dotato di caparbietà teutonica deve per forza essere germani-co? Se alludo al britannico senso dell’humour del mio amico Francesco, mi si può opporre che egli è siciliano? Se
si rimprovera ad Enrico la sua indolenza orientale, può egli rifiutare l’accusa ribadendo che è romano? Se la fra-se della Boccassini (la furbizia orientale della minore) avesse sollevato scandalo solo presso i giornali di Berlu-sconi, non mi sarei meravigliato, mi sorprende invece che molte altre testate abbiano rimproverato al magistra-to “l’uscita infelice e inopportuna”. Ma davvero ritengono che la signora, che ha superato gli esami di terza me-dia, non sappia che il Marocco è nella parte occidentale dell’Africa? È possibile che i giornalisti ignorino l’uso
estensivo delle parole? Non hanno mai sentito dire lusso orientale per un lusso “esibito e molle”, caratteristica
di certi ambienti milanesi, romani o nuovaiorchesi?
G. Ventrone —giuspasq@libero.it
IL GIUSTO PESO DELLE PAROLE
N
egli anni del terrorismo, sicuramente peggiori
degli attuali, ebbi per ragioni professionali al-cuni incontri con il procuratore Domenico Sica
che di quella torbida materia si occupava. Un giorno
mi disse che la sua pena maggiore non era tanto cau-sata dal pericolo che correva. A questo, aggiunse, pen-sano i bravi carabinieri che mi proteggono. La pena ve-niva dal fatto di essere continuamente esposto, di non
poter scendere al bar a prendere un caffè senza essere
seguito e fotografato, di dover misurare oltre alle pa-role la loro stessa intonazione, il peso di ognuna nella
frase. La stessa situazione credo la stia vivendo la dot-toressa Boccassini, che in questo condivide il destino
di tutti i magistrati che devono occuparsi degli affari
dell’ex presidente del Consiglio e sono tenuti a badare
perfino al colore delle calze. Mi ha impressionato il ser-vizio fotografico uscito alcune settimane fa nel quale si
evocava un lontano amore giovanile di Ilda Boccassi-ni, presentato con tono di scandalo come se fosse pa-ragonabile con le “serate eleganti” consumate da un
capo del Governo in carica nelle cantine della sua vil-la. È chiaro che la Boccassini ha usato l’espressione
“orientale” in senso antonomastico essendo addirit-tura un luogo comune l’astuzia di quelle popolazioni
a cominciare dai fenici, come abbiamo tutti studiato a
scuola. Mi auguro che si sia trattato di uno scivolone e
che si torni a parlare, quando sarà arrivato il momen-to, dei contenuti della sua requisitoria su una materia,
se sufficientemente provata, di vergognosa gravit

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