C
aro Augias, è accettabile che in questo Paese, dove il turismo potrebbe assicurare uno dei maggiori in-troiti, si sia impedito l’accesso al Colosseo e a Pompei? Cioè a due monumenti per i quali i turisti si muo-vono dall’altro capo del pianeta? Visitatori tenuti fuori, sotto il sole, ad attendere la fine dell’assemblea
sindacale. Uno spettacolo che ha fatto il giro del mondo. Si può comprendere la rabbia dei turisti. Sarebbe sta-ta anche la nostra. Il diritto alle assemblee sindacali in orario di lavoro, novità relativamente recente, dovreb-be essere abolito. Da sindacalista della scuola, per una vita, posso fare questa osservazione senza essere ful-minato dall’accusa di antisindacalismo. Dico di più. La rinuncia a questo privilegio a danno dei fruitori di un
servizio (turisti, studenti o cittadini) dovrebbe essere promossa dagli stessi sindacati. Immutato, rimarrebbe,
ovviamente, il diritto alla tutela dei lavoratori e quello sacrosanto di assemblea. I lavoratori, se interessati, par-teciperanno comunque alle assemblee, come avveniva prima del riconoscimento di questo privilegio.
Ezio Pelino — eziopelino@gmail.com
IL LENTO DECLINO DEI BENI CULTURALI
I
l pregiudizio più diffuso nel mondo è l’inaffidabi-lità degli italiani. Gli episodi dei giorni scorsi sem-brano fatti apposta per consolidarlo. Arrivare a
Pompei o al Colosseo è di per sé un’avventura asse-diati da questuanti di ogni tipo, false guide, venditori
di ricordi, enormi espositori di cibi e bevande il tutto
in un caos che qualcuno potrà chiamare pittoresco
ma che è più giusto definire umiliante. Possedere il
Colosseo o Pompei o decine di altri siti unici al mon-do e non essere in grado di mantenerli, di garantirne
il decoro è una delle prove lampanti del nostro decli-no. Buttiamo via ogni giorno un patrimonio immen-so per una serie di concause e di assurdità nelle quali
nessun ministro ha mai avuto la forza, il coraggio, for-se il potere, di mettere davvero le mani. Sindacalisti
compiacenti, burocrazia neghittosa, leggi vecchie e
farraginose, laureati che non trovano lavoro mentre
ci sarebbero vuoti d’organico da riempire in settori e
per incarichi specializzati e di prestigio: restauratori,
architetti, mosaicisti, archeologi. Custodi! Che custo-discano davvero! A Pompei i turisti camminano sui
mosaici sbriciolandoli, passano le mani sugli affre-schi, vanno dove vogliono. Se davvero l’Unesco can-cellasse Pompei, Oplontis, Ercolano, dai siti patrimo-nio dell’umanità sarebbe un colpo micidiale alla no-stra reputazione. Il Progetto Pompei è in ritardo di ot-to mesi; entro la fine del 2015 alcune opere di restau-ro dovranno essere completate per non perdere i fon-di europei. In compenso facciamo molte assemblee.
Secondo Federculture, abbiamo perso 4 milioni di vi-sitatori sul 2012. A piccoli passi verso il suicidio
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