martedì 22 ottobre 2013

SULLA MAFIA CHI HA CAPITO LA POSTA IN GIOCO?

D
ottor Augias, nella discussione sulla rana che finì bollita manca un elemento. La rana, fuor di metafora il po-polo, non ha dissentito adeguatamente perché anestetizzato dalle tv, e dai giornali, dell’uomo più ricco e
potente d’Italia. È noto, infatti, che una gran massa di elettori conosce la vita politica e si accultura attra-verso quelle trasmissioni che Berlusconi, talvolta sincero, ha dichiarato di aver concepito per un pubblico dall’età
mentale preadolescenziale “e nemmeno troppo intelligente”. La sua forza sta, oltre che nelle tre televisioni di pro-prietà, nel controllo più o meno forte, secondo le contingenze politiche, di quelle di Stato. E non è nemmeno sod-disfatto di questi privilegi, dono del suo vecchio amico Craxi. Come il lupo della favola, fa denunciare da suoi fede-li la presunta violazione della par condicio da parte della tv pubblica e l’Agcom (Garante delle comunicazioni) gli
dà pure ragione. Ma di quale par condicio stiamo parlando?
Ezio Pelino — eziopelino@gmail.com
SULLA MAFIA CHI HA CAPITO LA POSTA IN GIOCO?
F
orse non è stata anestesia totale, ma anche se si
tratta solo di sedazione, sicuramente non tutti so-no in condizione di sapere come stanno le cose.
Molti telegiornali danno le notizie in modo che solo chi
è già informato capisce di che cosa si stia parlando. Uno
degli esempi più evidenti lo abbiamo nel doppio vergo-gnoso tentativo consumato in questi giorni. Il primo ca-so è stato la pasticciata riforma, dopo vent’anni, della
legge sul voto di scambio tra politici e mafiosi approva-ta alla Camera con larga maggioranza e da lì rimbalzata
verso il Senato. Nessuno apparentemente s’era accorto
che il testo riformato peggiorava in realtà quello esi-stente. Se qualcuno lo sapeva, ha taciuto. Non ripeto le
ragioni giuridiche del peggioramento benissimo spie-gate su questo giornale (Roberto Saviano, Gianluigi Pel-legrino) e sul  Corriere della Sera (Luigi Ferrarella). A que-sta prima vergogna s’è unita la proposta del partito ber-lusconiano (rivelata per  Repubblica da Liana Milella) di
abolire il carcere che attualmente punisce il finanzia-mento illecito ai partiti. Mi scrive Marco Lombardi
(lombardimarco77@libero.it): “Alle mafie è difficile re-sistere in momenti di difficoltà finanziaria. Per famiglie,
imprese, banche, politici, associazioni, è fortissimo il ri-schio di rivolgersi alla malavita, o di cedere alle sue lu-singhe. Abbassare le difese in un tale momento signifi-ca favorire l’illegalità”. Se si arriva a litigare su norme co-sì evidentemente necessarie in un paese ad alto tasso di
corruzione, vuol dire veramente che le residue speran-ze di guarirlo sono minime. Sarebbe interessante sape-re quanti italiani sono stati messi davvero in condizione
di capire qual era la posta in gioco su temi di tale rilievo.
La rubrica sospende per alcune settimane. Riprenderà
martedì 3 settembr

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