C
aro Augias, papa Francesco nella lettera a Scalfari ha scritto tra l’altro che la misericordia di Dio non ha limiti
se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, chi non crede in Dio deve obbedire alla propria coscienza. Pa-role molto belle che però mi hanno suscitato un dubbio. Anche Priebke, compiendo i suoi atti criminali ha
pensato di obbedire alla sua coscienza di fedele soldato del Terzo Reich.
Lettera firmata — Novara
Caro Augias, quando il Papa parla di “coscienza”, allude alla coscienza morale, capacità di distinguere tra Bene e
Male agendo di conseguenza. Tradire la coscienza significa scegliere il male. Ma qui entra in gioco la volontà, la qua-le, per comune definizione, è la capacità di determinare azioni dirette a uno scopo. C’è poi il famoso libero arbitrio
che apre un campo dove volontà, ambiente, Dna, educazione variamente si mescolano nel destino di un individuo.
Si può ancora parlare di colpa?
Tiberio Di Filippo — tiberio.difilippo@gmail.com
IL PRIMATO DEL BENE COMUNE
I
l richiamo del Papa alla “coscienza” ha sollevato una
discussione tra i lettori di Repubblica di cui questi
due brevi estratti sono specchio. Qualche giorno fa lo
studioso olandese Ian Buruma ha sostenuto su queste
pagine che il primato accordato da Francesco alla co-scienza è intonato all’individualismo estremo dei nostri
anni. Vito Mancuso nel suo intervento di giovedì scorso
ha tentato di dimostrare che così non è. La prima do-manda che bisogna porsi parlando di etica, ha scritto, è
se esista il bene come qualcosa di universale indipen-dentemente dalle circostanze. Domanda successiva:
come si può riconoscere? Il richiamo di papa Francesco
alla “coscienza” va in quella direzione. Il bene comune a
tutti gli uomini esiste, tale bene è rappresentato da ciò
che favorisce la vita. Mancuso si è poi rifatto ad altri prin-cipi della teologia morale nonché al catechismo della
sua Chiesa che qui tralascio. Interessano invece tutti le
sue conclusioni poiché una coscienza così delineata è
molto lontana dall’individualismo richiamato da Buru-ma che soppesa circostanze e azioni a partire dalla pro-pria convenienza. Concludendo questa parte del ragio-namento Mancuso ha scritto che il primato della co-scienza è un concetto peculiare del cattolicesimo che
papa Francesco ha riproposto. Il concetto appartiene
anche, non in esclusiva, al cattolicesimo migliore. Tutti
i grandi movimenti del pensiero, dal migliore illumini-smo, al migliore socialismo, si sono sempre proposti il
bene comune o, se si vuole, l’interesse generale. Si tratta
di un’aspirazione – qualcuno dice di un’utopia – che ac-comuna tutti gli uomini di buona volontà quale che sia il
loro credo
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