Leggendo le memorie di
Harry Truman, risulta che il
presidente americano non
ebbe alcun dubbio
nell’utilizzo dell’arma
atomica in Giappone. Dal
momento che la Bomba fu
esclusivamente nelle mani
Usa per almeno altri quattro
anni (la prima atomica
sovietica esplose nel ’49)
rendendo di fatto gli Stati
Uniti l’unica vera
superpotenza militare in
quel periodo, perché Harry
Truman subì il ricatto del
blocco di Berlino da parte di
Stalin?
Riccardo Sigismondi
isigi@yahoo.com
Caro Sigismondi,
P
otrei risponderle che
l’uso dell’arma atomica,
in quelle circostanze,
sarebbe stato del tutto stravagante e irrazionale. I sovietici avevano cominciato l’assedio di Berlino nell’aprile
1948 e avevano nel cuore della Germania una netta superiorità. Mentre i militari di
stanza nei settori occidentali
della città erano 6.500 (3.000
americani, 2.000 britannici,
1.500 francesi), l’Armata
Rossa aveva 18.000 uomini
nel settore orientale della capitale tedesca e alle loro spalle, nella Germania orientale,
non meno di 300.000. Quale
sarebbe stato, in un tale contesto, il possibile bersaglio di
un ordigno nucleare? Certo,
gli americani avrebbero potuto colpire una grande città
dell’Urss. Ma un gesto così
dissennato avrebbe reso la
reazione dei sovietici in Europa centrale, dove disponevano di forze considerevoli,
ancora più ferma, legittima e
patriottica. Truman dichiarò
più volte che gli americani
non avrebbero abbandonato
Berlino e non ebbe altra strategia fuorché quella dello
straordinario ponte aereo
con cui la città venne alimentata sino al giorno in cui Mosca, consapevole dell’insuccesso, levò l’assedio.
Sulla bomba, d’altro canto,
Truman aveva maturato idee
alquanto diverse da quelle
del giorno in cui aveva ordinato il suo primo uso. L’assedio di Berlino coincise con la
discussione, in seno all’amministrazione, sull’autorità
che avrebbe dovuto custodire l’arma atomica in tempo di
pace. Il 21 luglio si tenne alla
Casa Bianca una riunione a
cui parteciparono, sotto la
presidenza di Truman, il segretario della Marina James
Forrestal, quattro membri
d el Co mmiss ar iat o p er
l’energia atomica, il segretario dell’Esercito, quello dell’Aeronautica e i capi di stato
maggiore. Qualcuno citò l’affermazione di uno scienziato
secondo cui la bomba era
stata costruita per verificarne
le capacità, non per essere
usata e Truman disse subito
di essere d’accordo: «Occorre
comprendere — aggiunse —
che questa non è un’arma
militare. Viene usata per distruggere donne, bambini,
persone inermi, non per usi
militari. Dobbiamo quindi
trattarla diversamente dal
modo in cui trattiamo fucili,
cannoni e roba del genere».
Nonostante queste parole, i
militari insistettero perché
l’arma venisse affidata alla
loro custodia e il segretario
dell’Aeronautica, in particolare, sostenne che le forze armate dovevano abituarsi a
«maneggiarla». Truman taglio cortò, disse bruscamente
che vi erano altre considerazioni di cui occorreva tenere
conto e aggiunse: «Questi
non sono tempi in cui giocherellare con una bomba
atomica». Pensava naturalmente alla crisi di Berlino,
ma era chiaro, scrisse nel suo
diario un consigliere di Truman (David Lilienthal), che
non si fidava dei militari. Ne
dette una prova nell’aprile
del 1951 quando tolse al generale Douglas MacArthur il
comando delle truppe in Corea.
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