mercoledì 8 gennaio 2014

LA FIDUCIA NEL FUTURO E LA RIVINCITA DEGLI IDEALI

G
entile dottor Augias, volevo scriverle una letterina per il nuovo anno ma dopo aver ascoltato il messaggio del presidente Napolitano e quello di Papa Francesco i miei commenti mi sono sembrati privi di significato. I miei sogni sono poca cosa, semplicistici e anche un po’ anacronistici e non me la sono sentita di dirli in pubblico. Sono una credente tiepida, lontana dai riti della Chiesa, che reputo superati, e stento a incoraggiare una fede che mi è stata insegnata con l’educazione. Questo Papa però mi ha ridato fiducia in una
bontà divina che credevo dimenticata. Sento più vicino, per ideali, il presidente Napolitano, da me apprezzato
in tempi lontani, quando discutevo con mio marito sui personaggi del Pci, che ritenevo poco attenti alla gente…
Ciò che vedevo nei suoi atteggiamenti, nel suo agire anche negli anni 70/80, mi sembrava già valida anticipazione di linee socio-culturali che allora parevano quasi utopie. Non vorrei esagerare, so che la politica è fatta anche di ambizioni e di vendette personali, però mi sento di dire che, se almeno una parte dei nostri politici fosse
animata dalla forza morale di queste persone, la crisi che ci sta affossando forse sarebbe già in fase finale. Mi ostino a credere che l’anno appena cominciato sarà migliore del precedente.
Nicoletta Taiappa— nicoletta.taiappa@libero.it
LA FIDUCIA NEL FUTURO E LA RIVINCITA DEGLI IDEALI
O
gni anno ci facciamo gli auguri, per lo più solo
formali, qualche volta conditi da simpatia sincera e da una vera speranza. Destinata il più
delle volte a svanire. Giacomo Leopardi che sapeva
tutto, in una delle sue Operette moralifa parlare un
venditore di calendari (almanacchi) e un signore di
passaggio: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?” - “ Oh illustrissimo sì, certo” - “Come quest’anno
passato?” - “Più più assai” - “Come quello di là?” - “Più
più, illustrissimo” - “Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di
questi anni ultimi?” - “Signor no, non mi piacerebbe”
[…] “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si
conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?” - “Speriamo, illustrissimo”. Possiamo ragionevolmente avere qualche speranza in un’Italia come questa? L’anno è cominciato
con i soliti litigi, tutti gridano, nessuno cede, la situazione si mantiene in affannoso equilibrio. Se non ci
fosse in ballo il destino di noi tutti sarebbe interessante starsene sulla riva a vedere come andrà a finire. Invidio la Chiesa, confesso. Il sovrano regnante ha fatto
un passo indietro e rimesso le lancette a zero. È arrivato un nuovo sovrano, tutto riparte da capo, si può davvero ricominciare a sperare. Quanto a noi, vedremo

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