C
aro Augias, i movimenti dal basso hanno ottenuto molte importanti vittorie, per esempio la grande ri-sposta al referendum sull’acqua del 13 giugno 2011. Su quella spinta il M5S ha ottenuto di sedersi in Par-lamento. Ha quindi accettato di giocare secondo le regole precise della democrazia. Se ha accettato le
regole, pretendo però che ne accetti uno degli aspetti fondamentali, il rispetto delle opinioni altrui. Per que-sto mi spaventa la reazione scomposta e violenta alle parole di Toni Servillo, che ha pacatamente espresso il
proprio punto di vista di cittadino: perché il rifiuto di ogni confronto, il ritenersi l’unica voce che può parlare
anche insultando ed offendendo, il denigrare continuamente le istituzioni e coloro che le rappresentano ha
un’unica finalità, raggiungere il pensiero unico, altrimenti detto dittatura. Mi sembra che attaccare chi si per-mette di dissentire appartenga ad un passato che in Italia ritenevamo ripudiato per sempre viste le rovine che
è costato.
Costanza Boccardi — cosbocc@gmail.com
GRILLO INCAPACE DI UN SALTO DI QUALITÀ
L
a signora Boccardi si riferisce agli insulti che so-no piovuti in rete su Toni Servillo, arrivati fino
all’invito a boicottare il film “La grande bellez-za”. Unica colpa di Servillo aver espresso (8 e mezzo,
La7) seri dubbi sul M5S, sulla sua linea politica, sulla
tenuta democratica. Dettagli, si dirà. Certo sono det-tagli però significativi di un movimento che appare
allo sbando, quindi innervosito, che ha preso la pes-sima abitudine (come ho sperimentato di persona) di
rispondere alle critiche a suon di insulti. Quando si
commenta una sconfitta elettorale catastrofica come
quella appena conclusa, consolandosi con le vittorie
a Pomezia e Assemini, anche al netto della gaffe di col-locare Pomezia in Abruzzo, si manda un segnale di
clamorosa inefficienza. Nemmeno il peggior Pci è
mai arrivato a tanto. I titoli de “L’Unità” nelle tornate
elettorali più negative usavano in genere la formula
«il partito sostanzialmente ha tenuto», patetica ma
non offensiva. Dettagli? Certo anche questi sono det-tagli però ancora più significativi delle critiche assur-de a Toni Servillo. Se lì si poteva intravedere una pic-cola ombra di fascismo, qui emerge con chiarezza ciò
che si era sospettato da tempo, cioè che Grillo non ha
la capacità di fare il salto da agitatore di piazza a lea-der politico. Sono due mestieri diversi, per il primo
basta avere fiato (anche in senso fisico), sparare a mi-traglia contro tutto e tutti sollevando lo sdegno delle
piazze — detto per inciso quasi sempre ampiamente
giustificato. Per fare il politico bisogna saper valuta-re con realismo le situazioni, saper mediare senza
perdersi, dimostrare di avere una strategia. Cantare
una vittoria “lenta e inesorabile” per il sindaco di Po-mezia significa annegare tutto questo nel ridicolo
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