lunedì 15 luglio 2013

IAZZA NAVONA COME UN SUK

G
entile dottor Augias lei abita a Roma, io a Milano. Giorni fa ero a Roma per sbrigare certe faccende e so-no voluto andare a vedere la famosa piazza Navona. Ho trovato uno spettacolo indecente. La piazza in-vasa da bancarelle di ogni tipo con ogni tipo di paccottiglia, i tavolini dei numerosi bar e ristoranti che
debordano da ogni parte, una quantità di finti pittori molti dei quali africani, quadri ridicoli. Lei che è romano
mi deve dire come si fa a tollerare una simile indecenza. Non ho particolari attitudini artistiche e capisco le ra-gioni del turismo di massa ma credo che ci sia un limite a tutto e che non si può sconciare un luogo rispettabi-le in quel modo.
Emanuele Saporiti— Milano
PIAZZA NAVONA COME UN SUK
S
timolato dalla lettera del signor Saporiti sono
tornato a vedere piazza Navona. Due volte nel-la stessa giornata. La prima verso le 19.30, la se-conda dopo cena verso le 23. Ho dovuto constatare
che le osservazioni del lettore milanese sono più che
giustificate. Detto in breve, piazza Navona è ridotta in
condizioni oscene. Confesso di averne un ricordo un
po’ fuori tempo quando la si poteva attraversare in un
silenzio rotto solo dal fruscio liquido delle fontane
berniniane. Era molti anni fa ed evocare oggi quella
condizione comporta il rischio di sconfinare in una
specie di estetismo tardo-dannunziano. Ne sono
consapevole. Però tra il possibile estetismo insito nel
rimpianto di quello stato di grazia e l’attuale ripu-gnante decomposizione credo possibile trovare una
via di mezzo. Non voglio dare la croce addosso all’ex
sindaco Alemanno tanto più ora che non è più in ca-rica. È però un fatto che la condizione della piazza, e
di Roma in generale, negli ultimi anni ha avuto anche
dal punto di vista estetico un tracollo. Tra le tante co-se, è mancato a quell’amministrazione un sufficiente
livello di gusto, la consapevolezza culturale di che co-sa sia una città come Roma, di quale equilibrio sia ne-cessario mantenere tra le esigenze del commercio e
del turismo (che la tengono in piedi) e l’indispensabi-le rispetto di luoghi venerabili, unici al mondo. Arri-vando da via Zanardelli si possono ancora vedere i re-sti dell’antico stadio di Domiziano la cui forma ovoi-dale la piazza ricalca. Quei resti sono spesso cosparsi
di rifiuti che i passanti distratti lasciano cadere e che
nessuno rimuove. I sedicenti “pittori” che affollano i
luoghi sono per lo più al di sotto di ogni valutazione,
bar e ristoranti si sono impadroniti del luogo facen-done lo scenario di fondo delle loro portate. Il divieto
di accesso alle auto è diventato elastico. Suonatori,
mendicanti, venditori di oggettini inutili completano
il quadro mediorientale. Il nuovo sindaco ha cento
problemi che lo aspettano, chissà se avrà la forza, il
tempo, la voglia, di affrontare anche questo.

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