martedì 16 luglio 2013

VVOCATO GHEDINI, PARLAMENTARE A TEMPO PERSO

E
gregio dottor Augias, la cosa che mi lascia sempre interdetto è vedere l’avvocato Niccolò Ghedini, di-fensore di Silvio Berlusconi, che anziché occuparsi di giustificare il suo stipendio da parlamentare con
la frequentazione del Parlamento e con lavori relativi al suo mandato, è invece occupato solo a difen-dere l’ex presidente del Consiglio. Ritengo che sarebbe ora di stabilire una regola per la quale quando un av-vocato viene eletto in Parlamento deve sospendere le sue funzioni di libero professionista. Con l’aria che tira
non credo che qualcuno prenderà in considerazione questa possibilità anche se sarebbe cosa logica e facile,
al pari del taglio dei parlamentari, della soppressione di tanti piccoli tribunali inutili, tutte cose di cui si è di-scusso cento volte senza che mai niente accadesse. Ma è possibile che in questo Paese nulla debba mai dav-vero accadere?
Emilio Castano  — emilio-castano@yahoo.it
AVVOCATO GHEDINI, PARLAMENTARE A TEMPO PERSO
H
a ragione il signor Castano, ci sono cose che
saltano all’occhio, che ci vorrebbe nulla a de-cidere e a fare e che invece non vengono fatte.
E dire che l’ondata di proteste, arrivate talvolta fino
alla nausea della politica nascono anche da qui. Dal-le piccole cose voglio dire, quasi quanto dalle grandi,
se non di più. Il caso dell’avvocato Ghedini è uno di
questi. Se si leggono gli annuari parlamentari si vede
che il difensore abituale di Berlusconi ha un indice di
produttività pari a 14,4. Su 630 deputati occupa il 621°
posto nella classifica dell’assiduità con un indice di
presenza del 19 per cento e un indice di assenza
dell’81. Devo precisare che questo indice di produt-tività non prende in considerazione il lavoro in com-missione, nei gruppi, nei comitati parlamentari e via
dicendo. Comunque non credo che, considerando-li, il risultato cambierebbe in modo significativo.
L’avvocato Ghedini che ha spesso a che fare con la
moralità di comportamento dei suoi assistiti dovreb-be riflettere credo anche sulla propria moralità in or-dine al mandato che gli elettori gli hanno (avrebbero)
affidato. Ho letto nei giorni scorsi che Gianrico Caro-figlio che ormai è diventato uno scrittore a tempo pie-no ha deciso di dimettersi in via definitiva dalla ma-gistratura al cui ordine apparteneva con incarichi di
rilievo. Ecco una scelta che anche altri suoi colleghi,
ormai più noti come scrittori che come magistrati,
dovrebbero adottare. Ho anche letto, aggiungo per
inciso, che un altro magistrato, Antonio Ingroia, ha
deciso di lasciare la magistratura per la politica. Lo ha
fatto lanciando una serie di accuse agli organi di au-tocontrollo. Finisce male la sua carriera di magistra-to, tra contumelie e rancore. La doppia vicenda di
Ghedini, avvocato a tempo pieno e parlamentare a
tempo perso, invece non s’è chiusa. E forse è peggio.

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