G
entile dottor Augias, alcuni giorni fa mio marito ed io siamo partiti da Pietrasanta per raggiungere Ro-ma in mountain bikelungo la Via Francigena. Abbiamo già fatto il Cammino di Santiago da Roncisvalle
alla meta, quindi abbiamo all’attivo quasi 800 km di sterrato. Sapevamo che avremmo avuto proble-mi, ma l’impatto è stato tale che a Siena abbiamo deciso di tornare. Una breve lista delle criticità: carenza del-la segnaletica, grave nei boschi e nelle zone di campagna lontane dagli abitati, pessime condizioni dei sen-tieri, percorsi obbligati su strade anche secondarie sempre trafficate e quindi pericolose, assenza di piste ci-clabili in avvicinamento alle città (pessimo l’arrivo a Siena, strade strette e frequentatissime), carenza di strut-ture di accoglienza. Certo, splendore dei paesaggi, straordinaria ricchezza artistica, buona cucina, calore del-le persone che ci hanno aiutato. Ottimo per esempio il tratto curatissimo di Monteriggioni (onore al sindaco).
In quattro giorni abbiamo incrociato solo sette pellegrini a piedi o in bicicletta anche se San Gimignano e Sie-na pullulavano di turisti. Una signora francese che andava a piedi partendo da Torino, reduce anche lei da
Santiago, ci ha detto: «Amo tanto l’arte e le bellezze del vostro paese. Ho fatto però molte fatiche inutili per la
segnaletica mancante e sulle strade ho la sensazione di mettere in pericolo la vita, ma, si sa, questa è l’Italia».
Che dispiacere sentirlo.
Graziella Porté e Nino Franco – Aosta
NOI, VIANDANTI DELUSI SULLA VIA FRANCIGENA
I
l dispiacere che suscita questa lettera è dovuto so-prattutto al fatto che si tratta di inconvenienti nel-lo stesso tempo spiacevoli e gravi ma che baste-rebbe poco per eliminare. Pochissimi soldi, un po’ di
attenzione, un po’ di buona volontà. Come abbiamo
più volte scritto su questo giornale, il turismo “lento”
potrebbe rappresentare una straordinaria risorsa in
un paese come il nostro disseminato di capolavori di
cui sono ricchi anche i Comuni più piccoli. Questo tu-rismo, tra l’altro, come mi fa notare la signora Porté,
è fatto da persone di buona cultura che restano a lun-go sul territorio rispettando l’ambiente, che si ap-poggiano al piccolo commercio e alla piccola ristora-zione, che possono offrire di che vivere a chi abita i
piccoli e piccolissimi centri. Sono persone già inna-morate dell’Italia o disposte a farlo se appena aiutate
nei loro propositi, se non allontanate da troppo evi-denti, a volte stupide, mancanze. Quanto poco ci vor-rebbe per i sindaci dei Comuni interessati curare i
sentieri, integrare la segnaletica, predisporre itinera-ri al riparo dal traffico veloce. Il turismo “lento” è in
aumento, lo hanno incrementato l’amore per un ti-po di spostamento più sano e rilassante e la crisi che
ha spinto verso consumi più moderati. Che si aspet-ta ad agevolarlo?
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