martedì 16 luglio 2013

IL MITO DELLA RETE CHE SI FA GIUDICE

G
entile Augias, seguendo la vicenda della senatrice Adele Gambaro alle prese con dirigenti e colleghi del
M5S, leggo titoli asettici, quasi prese d’atto di quanto sta avvenendo. Ci si rende conto di quanto scor-re davanti ai nostri occhi di cittadini di uno stato democratico liberale? La Costituzione non solo di-fende la libertà di pensiero e di espressione, ma la estende con il suo articolo 67 fino agli eletti in Parlamento
rendendoli liberi da ogni vincolo di mandato. Se un partito vuole espellere un suo membro, lo fa e basta, ma
questo non lo autorizza ad un processo pubblico di fatto. Stando a quel che leggo, Adele Gambaro sta suben-do una riedizione di quei processi politici con tanto di richieste di ammissione di colpe e di pubbliche scuse
al partito. Insomma le si chiede “La confessione”, titolo del celebre libro di Arthur London sui processi stali-nisti in Cecoslovacchia (e altrove) contro i gruppi “antipartito”. Tuttavia, se è proprio la tragicità di quelle vi-cende a rendere ridicola questa, ciò è un motivo in più affinché la stampa e gli organi d’informazione si op-pongano.
Giovanni Moschini— g.moschini@yahoo.it
IL MITO DELLA RETE CHE SI FA GIUDICE
I
commenti per la verità non sono mancati, anche
se non sempre adeguati alla gravità di quanto sta
accadendo, su questo il signor Moschini ha ragio-ne. L’aspetto istrionico e pagliaccesco non attenua
anzi rende più evidente questa gravità. C’è odio nel-le dichiarazioni di condanna verso Adele Gambaro e
verso i dissidenti, c’è sia pure in forma simbolica, vo-glia di castigo e di pena. Gli autori di quelle “grida”
probabilmente non si rendono conto che la loro tra-gicommedia ricalca, nelle forme che l’attuale situa-zione rende possibili (più in là non si può andare), ri-tuali già applicati fin da tempi remoti per arrivare agli
orrori del XX secolo passando attraverso i roghi per gli
eretici e le streghe. Pensavamo di aver toccato il Na-dir con le invettive e le maledizioni di Umberto Bos-si, le sue rustiche manifestazioni di condanna e di di-leggio; il duo Casaleggio Grillo è sceso ancora più giù,
così giù che al confronto le lotte ai vertici del vecchio
Pci e le vendette ordite nelle stanze ovattate di via del-le Botteghe Oscure, diventano duelli tra gentiluomi-ni. Riesco a individuare un solo vantaggio nella ver-gogna di quanto sta accadendo: la demolizione del
mito della Rete che molti avevano elevato a criterio
universale di democrazia diretta. Ora sappiamo che
anche la Rete può diventare uno strumento fraudo-lento per manipolare il consenso e dare veste appa-rentemente legittima al gioco delle cooptazioni deci-se dal vertice. Il buon Calderoli con la sua “porcata”
fa la figura di un vecchio Dulcamara che gira tutto su-dato le piazze di paese; questi invece fanno quello che
gli pare schiacciando nell’ombra un paio di botton

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