martedì 21 maggio 2013

GLI ABUSI DELLA PUBBLICITÀ SUL CORPO DELLE DONNE

C
aro Augias, si ripropone il sacrosanto dibattito sull’abuso in comunicazione del corpo delle donne.
Se le donne entrassero nel ruolo di consumatrici attive, boicotterebbero le aziende che ne sfruttano
il corpo. Anni fa (lavoravo per un’altra agenzia) un nostro annuncio finì sulla copertina di un gior-nale inglese che ne fece un caso: “La pubblicità italiana abusa del corpo delle donne”. Si vedeva il mezzo
busto di una nota diciamo “attrice” seminuda con il seno prominente e lo sguardo allusivo. Il progetto ini-ziale era molto diverso. Fu il cliente, a svestire il nostro annuncio di ogni creatività e l’attrice di ogni pudo-re. La pubblicità non è necessariamente idiota, razzista, sessista: lo diventa quando una marca pensa che
lo sia anche il potenziale consumatore. Scomparso quel consumatore, scompare l’annuncio. Per carità, le
agenzie sono complici, ma non meno di quanto lo sia un giornale che si batte per il rispetto della donna, fi-nendo per pubblicare campagne che invece ne abusano. Domandiamoci – aziende, agenzie, editori e con-sumatori – perché ci manchiamo tanto di rispetto in ogni fase della nostra relazione.
Arnaldo Funaro – SeniorCopywriterarnaldo.funaro@tbwa.it
GLI ABUSI DELLA PUBBLICITÀ SUL CORPO DELLE DONNE
L
e aziende pubblicitarie seguono le indicazio-ni dei clienti, scrive il signor Funaro. Se inve-ce provassero a svolgere una piccola opera
educativa dandosi un codice? Né censura né limiti
alla creatività, ovviamente. Semplice contegno co-me quello che si chiede (si chiederebbe) al pubblico
degli stadi quando i più zotici tirano fuori le banane
e fanno buuu ai calciatori di colore. Negli stadi si
tratta di poveri ragazzi ignoranti ma i pubblicitari
sono degli intellettuali, per loro dovrebbe essere più
facile escogitare un codice deontologico. Non farei
nemmeno d’ogni erba un fascio. I giornali fanno in-chieste sulla pornografia senza per questo diventa-re pornografici, denunciano le oscenità pubblicita-rie senza diventare per questo osceni. La verità è che
le ragioni del fenomeno sono piuttosto semplici da
individuare. La pubblicità, e la televisione, italiane
sono tra le più scollacciate del mondo perché siamo
il paese della doppia morale dove i commerci tra sa-cro e profano sono sempre stati tollerati e infatti
molto estesi, dove non c’è peccato che non trovi la
sua assoluzione, dove molte cose non si “potrebbe-ro” fare e invece si fanno e con una strizzata d’occhio
tutto s’aggiusta. Certo le donne potrebbero (in nu-mero sufficiente) boicottare alcuni prodotti ma sa-rebbe necessaria un’azione concertata da qualcu-no. Perché non da un’agenzia pubblicitaria? Ovvia-mente non succederà. Molti nobili motivi spingono
verso la dignità e il decoro. Dalla parte opposta pre-me il mercato che è spesso basato su istinti primiti-vi. Continueranno certo a vincere gli istinti

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