I MISTERI DELLA FEDE
G
entile Augias, secondo la Chiesa i cardinali non sono gli elettori del pontefice, ma solo gli stru-menti che realizzano la volontà di Dio. Ma se è lo Spirito Santo che ispira i cardinali, questi do-vrebbero essere tutti concordi nella designazione del papa. Invece non lo sono. Se è Dio che sce-glie il suo vicario come si spiega che nella Chiesa non siano mancati papi indegni e a volte criminali?
Sostenere che Dio possa sbagliarsi sarebbe blasfemo. Mi domando come fior di intellettuali e milioni
di fedeli possano ancora credere a cose del genere.
Ezio Pelino— Pescara
Egregio Augias, apprendo da Repubblicale difficoltà con cui i cristiani celiaci si accostano alla comu-nione, contenendo le ostie la proteina del glutine. Gesù ha istituito l’eucarestia con pane e vino, senza
porsi il problema dei celiaci. Per la Chiesa l’unico pane da utilizzare nel sacramento è quello che con-tenga, anche se in minima quantità, glutine. Questa irremovibilità mi fa riflettere sul dogma della tra-sformazione del pane e del vino nella carne e sangue di Gesù. Chiedo: se il pane, glutinato o no, divie-ne il corpo di Cristo, il problema dei celiaci non dovrebbe scomparire?
Osvaldo Vangi— Bisceglie (BT)
I MISTERI DELLA FEDE
P
ubblico queste due lettere come campione
delle numerose altre che arrivano in questi
giorni, per sincera curiosità o per malizia,
con domande relative ad alcuni aspetti della fede.
Sono domande alle quali non ho mai risposto né
risponderò oggi. La mia idea è che certi aspetti di
una religione possono essere discussi solo all’in-terno e con i metodi di una fede. Chi appartiene
ad un’altra o a nessuna religione è bene che si
astenga da questi come da altri “misteri” a meno
che, ovviamente, non sconfinino nel codice pe-nale. È la ragione per la quale questa rubrica ha af-frontato il diffuso fenomeno dei preti pedofili so-lo dal punto di vista storico, ovvero facendo os-servare come l’introduzione del celibato eccle-siastico (sicuramente una delle cause della pedo-filia) sia stata motivata in secoli lontani dalla ne-cessità di non suddividere il patrimonio della
Chiesa in presenza di figli legittimi dei vescovi, na-ti cioè all’interno di un vincolo coniugale. Per
quanto riguarda invece dogmi, credenze, attribu-ti divini e liturgici è bene che li si lasci nella pe-nombra che da che mondo è mondo avvolge il
culto delle divinità. D’altra parte se così non fosse
che senso avrebbe “credere”?
entile Augias, secondo la Chiesa i cardinali non sono gli elettori del pontefice, ma solo gli stru-menti che realizzano la volontà di Dio. Ma se è lo Spirito Santo che ispira i cardinali, questi do-vrebbero essere tutti concordi nella designazione del papa. Invece non lo sono. Se è Dio che sce-glie il suo vicario come si spiega che nella Chiesa non siano mancati papi indegni e a volte criminali?
Sostenere che Dio possa sbagliarsi sarebbe blasfemo. Mi domando come fior di intellettuali e milioni
di fedeli possano ancora credere a cose del genere.
Ezio Pelino— Pescara
Egregio Augias, apprendo da Repubblicale difficoltà con cui i cristiani celiaci si accostano alla comu-nione, contenendo le ostie la proteina del glutine. Gesù ha istituito l’eucarestia con pane e vino, senza
porsi il problema dei celiaci. Per la Chiesa l’unico pane da utilizzare nel sacramento è quello che con-tenga, anche se in minima quantità, glutine. Questa irremovibilità mi fa riflettere sul dogma della tra-sformazione del pane e del vino nella carne e sangue di Gesù. Chiedo: se il pane, glutinato o no, divie-ne il corpo di Cristo, il problema dei celiaci non dovrebbe scomparire?
Osvaldo Vangi— Bisceglie (BT)
I MISTERI DELLA FEDE
P
ubblico queste due lettere come campione
delle numerose altre che arrivano in questi
giorni, per sincera curiosità o per malizia,
con domande relative ad alcuni aspetti della fede.
Sono domande alle quali non ho mai risposto né
risponderò oggi. La mia idea è che certi aspetti di
una religione possono essere discussi solo all’in-terno e con i metodi di una fede. Chi appartiene
ad un’altra o a nessuna religione è bene che si
astenga da questi come da altri “misteri” a meno
che, ovviamente, non sconfinino nel codice pe-nale. È la ragione per la quale questa rubrica ha af-frontato il diffuso fenomeno dei preti pedofili so-lo dal punto di vista storico, ovvero facendo os-servare come l’introduzione del celibato eccle-siastico (sicuramente una delle cause della pedo-filia) sia stata motivata in secoli lontani dalla ne-cessità di non suddividere il patrimonio della
Chiesa in presenza di figli legittimi dei vescovi, na-ti cioè all’interno di un vincolo coniugale. Per
quanto riguarda invece dogmi, credenze, attribu-ti divini e liturgici è bene che li si lasci nella pe-nombra che da che mondo è mondo avvolge il
culto delle divinità. D’altra parte se così non fosse
che senso avrebbe “credere”?
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IL PONTE E QUEI 300 MILIONI BUTTATI A MARE
entile Augias, così abbiamo letto che caduto il termine, il 1° marzo, per l’atto aggiuntivo tra la conces-sionaria Stretto di Messina e il consorzio Eurolink, il contratto firmato nel 2006 per la costruzione delmastodontico ponte sullo Stretto decade non essendo stati rispettati i tempi per riformulare l’accordo.
Non ho i titoli per valutare oggettivamente la validità di questo progetto: tecnologicamente complesso e poli-ticamente controverso. Posso solo dire che ci vuole un gran coraggio nello sperperare 300 milioni di euro quan-do la disoccupazione e la povertà raggiungono nella nostra penisola i livelli tra i più alti d’Europa. Senza men-zionare i sacrifici che moltissimi italiani sono costretti a fare giornalmente per vivere, anzi per sopravvivere. È
una schiaffo in faccia alla miseria. C’è davvero da vergognarsi. Spero solamente che il prossimo governo, se
nascerà, abbia un po’ di saggezza in più ed il senso delle spese davvero utili. Il Paese ne ha invero bisogno!
Franco Petraglia — Cervinara (AV), petraglia.franco
IL PONTE E QUEI 300 MILIONI BUTTATI A MARE
T
ra i guai combinati dall’ex presidente del Con-siglio, accanto alla disastrosa gestione dell’affa-re Alitalia che oggi nessuno vuole più, bisogna
mettere anche il fantasma del ponte che avrebbero
dovuto scavalcare d’un balzo, con una campata uni-ca di 3,3 chilometri, il famoso Stretto di Messina. Non
se ne farà nulla, almeno non in questo scorcio di an-no, come voci responsabili avevano più volte detto e
scritto. L’11 settembre 1997 (sic!) questo giornale
pubblicava un articolo dal titolo: «Il ponte sullo Stret-to si farà – nel 2006 passerà la prima auto». Era un’in-tervista al presidente del Consiglio Superiore dei La-vori Pubblici che garantiva un quadro tecnico “defi-nito” in ogni aspetto. Alla domanda «un ponte a pro-va di tutto?», rispondeva: «Praticamente sì». Nella
realtà nulla era definito né praticamente né scientifi-camente anche perché in questa “storia” è sempre
mancato un capitolo: si sarebbe dovuto fare prima il
ponte e poi le infrastrutture di collegamento, o vice-versa? O insieme? Si faceva anche notare l’inoppor-tunità di impegnare grandi risorse in territori afflitti
da gravi e secolari problemi: la mafia, i dissesti idro-geologici, le conseguenze, tuttora vive, di antichi ter-remoti, la sismicità cronica dei territori interessati, la
malasanità, la carenza spaventosa di servizi efficien-ti. Bisognava rendersi conto che all’inizio di questo
XXI secolo un Paese così ridotto non era in grado di af-frontare un’impresa del genere così come non era in
condizione di ospitare le Olimpiadi. Gara dalla quale
ci siamo giudiziosamente ritirati risparmiando un
bel po’ di soldi. Sul ponte invece non abbiamo fatto in
tempo, lì i soldi li abbiamo buttati dalla finestra, anzi
direttamente a mare
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