mercoledì 18 settembre 2013

I PIROMANI DEL MIO LICEO LI CONOSCO BENE

C
aro Augias, i quattro responsabili dell’incendio al liceo Socrate li conosco bene: per due anni sono stata lo-ro insegnante. Ho cercato di capire e cerco ancora di farlo, nonostante la scena apocalittica dell’aula 22,
una delle aule in cui ho lavorato. «Ho rischiato di bruciare vivo», ha detto uno dei responsabili nell’inter-rogatorio. Inorridisco al pensiero: fortunatamente non è accaduto, ma non ce la faccio a dire “poverino”, alme-no la paura, quella sì, è bene che ci sia stata. Dicono di essere pentiti: lo credo. Il problema è capire di che cosa. Se
i quattro avessero bruciato solo qualche banco e un po’ di libri, facendola franca, si sarebbero pentiti ugualmen-te? Le autorità hanno promesso che il 2 settembre sarà tutto in ordine: ma dietro la cattedra dell’aula 22 c’era un
cartellone, fatto da altri miei studenti, sul quale, con una bilancia, era riportato il passo di Quintiliano in cui si par-la del rapporto equilibrato e sereno che deve esserci tra discenti e docenti. Era costato solo pochi euro di carton-cino, ma aveva un valore incalcolabile: il 2 settembre quel cartellone non ci sarà. Tuttavia non permetteremo che
quattro, tra le migliaia di allievi del Socrate, ne distruggano il contenuto. Nelle nostre teste quel cartellone sarà
ancora lì, come sempre.
Cristina Triolo — insegnante liceo Socrate
I PIROMANI DEL MIO LICEO LI CONOSCO BENE
Q
uattro giovanotti frustrati, alcuni di loro multi-ripetenti, figli di quella che si usa definire non
sempre a ragione buona borghesia, hanno dato
fuoco alla loro scuola causando 700 mila euro di danni.
Due maggiorenni e due minorenni, tra i loro genitori un
medico, un dirigente d’azienda, due impiegati. Leggo
che le autorità, dal ministero competente al Comune di
Roma, si sono mobilitate, hanno trovato i soldi neces-sari (speriamo che bastino) e garantito che il 2 settem-bre la scuola potrà riaprire regolarmente. Ho anche let-to che gli sventurati hanno pianto ammettendo il loro
crimine. Ho letto solo marginalmente e per scarni ac-cenni che le famiglie si sono dette disposte a risarcire
nei limiti del possibile parte dei danni. Sembrerebbe
francamente preferibile che le famiglie facessero tutti i
sacrifici necessari per risarcire la collettività per la stu-pidaggine dei loro rampolli. Mi piacerebbe leggere che
i quattro ragazzi non faranno nemmeno un giorno di
vacanza a Torvajanica, dove sembra che abbiamo ar-chitettato la loro bravata, perché saranno ogni mattina
impegnati sul cantiere ad aiutare muratori e pittori a ri-pristinare ciò che hanno distrutto. L’assessore regio-nale Smeriglio ha dichiarato che, senza sottovalutare le
gravi responsabilità, vorrebbe evitare la scorciatoia del
capro espiatorio. L’assessore Smeriglio sa che cosa si-gnifica “capro espiatorio”? Sa distinguere tra “capro
espiatorio” e responsabile di un crimine

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