mercoledì 18 settembre 2013

NOI ASSUEFATTI A TUTTO COME LA RANA BOLLITA

C
aro Augias, questa storiella è attribuita a Noam Chomsky: una rana viene immessa in una pentola d’acqua.
Il fuoco è acceso, l’acqua diventa tiepida. La rana la trova gradevole e continua a nuotare. La temperatura
sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, però non si spaventa.
L’acqua adesso è davvero molto calda. La rana la trova sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza per reagire.
Sopporta e non fa nulla. La temperatura sale ancora, fino a quando la rana finisce – semplicemente – morta bolli-ta. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa e sa-rebbe balzata fuori dal pentolone. Quando un cambiamento avviene in maniera lenta, sfugge alla coscienza e non
suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna rivolta. Da alcuni decenni stiamo subendo
una lenta deriva alla quale gradatamente ci siamo (ci hanno) abituato. Molte cose che ci avrebbero fatto orrore 30
o 40 anni fa, sono diventate banali, ci disturbano solo leggermente, lasciano molti indifferenti. Come la rana.
Antonio Sutera Sardo — a.suterasardo@gmail.com
NOI ASSUEFATTI A TUTTO COME LA RANA BOLLITA
L’
apologo, sia o no di Chomsky, è ingegnoso e
descrive comunque bene il processo di assue-fazione che rende tollerabili manifestazioni e
fenomeni anche molto gravi quando vengano progres-sivamente assorbiti. Se nel 1992, quando l’attuale deri-va è cominciata (forse era successo prima ma il ’92 resta
comunque indicativo), ci avessero detto che la politica
si sarebbe ridotta al perenne litigio che abbiamo sotto
gli occhi, che tutte le istituzioni, comprese le più alte, sa-rebbero state coinvolte nel fuoco delle polemiche, tira-te da tutte le parti, insultate o derise, che la corruzione
sarebbe arrivata a un livello da far impallidire Tangen-topoli, nessuno ci avrebbe creduto. Se si fosse dovuto
affrontare di colpo ciò che oggi è cronaca quotidiana,
molti avrebbero reagito. C’è una prova storica che con-ferma questa opinione. Nel luglio 1994, Berlusconi, è a
palazzo Chigi da tre mesi, si emana un decreto inteso a
salvare dal carcere i corruttori. È subito ribattezzato
“salvaladri”. La reazione dell’opinione pubblica, nono-stante sia in corso il Mundial sul quale probabilmente
si contava come fattore di distrazione, è tale che il prov-vedimento dev’essere ritirato. È stato uno dei rari erro-ri di comunicazione di un uomo per il resto abilissimo.
Infatti era l’equivalente della rana gettata nell’acqua
bollente. Da allora, fino al Lodo detto Alfano, si conte-ranno altri diciassette provvedimenti ritagliati su misu-ra, cioè “ad personam”. Ebbene, come quelle della ra-na, anche le reazioni di molti sono diventate sempre più
blande, fino a raggiungere in molti un’indifferenza sui-cid

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