lunedì 2 settembre 2013

CALDEROLI, IL DIETROFRONT DELLA CIVILTÀ

G
entile Corrado Augias, l’episodio Calderoli – Kyenge solleva un delicato quesito: il consenso elettorale
è un criterio valido per definire i valori che regolano la convivenza civile? In altre parole, la democrazia
è principalmente un censimento? Le apparenti intemperanze di uomini politici non sono soltanto l’e-spressione del livello culturale e morale della singola persona: accade che questa conservi un esteso consenso
elettorale anche dopo l’esibizione di tali intemperanze. Se un uomo politico si dimostra razzista e i suoi elet-tori lo confermano col voto, il razzismo diventa un valore. Detto altrimenti diventa un metodo, empirico ma
valido, per censire i razzisti presenti in Italia. Se un uomo politico invita a frodare il fisco, e i suoi elettori lo con-fermano a milioni, questo invito diventa un valore per la democrazia o è un censimento sul numero di ladri
presenti nel Paese? Spesso questo dilemma non viene posto o è risolto in modo ambiguo.
Franco Ajmar - Genova
CALDEROLI, IL DIETROFRONT DELLA CIVILTÀ
N
el caso Calderoli si mescolano elementi per-sonali e altri sociali che giustamente il signor
Ajmar richiama. Con ogni evidenza Calderoli
non ha ricevuto una sufficiente “educazione”. Uso la
parola in una doppia accezione. Educazione come
“buona educazione”, cioè modi garbati e civili, saper
maneggiare propriamente forchetta e coltello a tavo-la, non biascicare, «Posso avere lo zucchero?», «Prego
prima lei», «Disturba se fumo?», insomma quelle for-mule spicce di comportamento che smussano gli spi-goli della convivenza. Gli anglosassoni usano però
education nel senso di informazione, cultura, forma-zione. Circostanze familiari o d’ambiente hanno im-pedito a Calderoli di raggiungere un accettabile livel-lo sia nel primo senso sia nel secondo. Mi fa notare per
esempio il signor Giovanni Moschini: “Il ‘medico’
Calderoli almeno non ci renda ignoranti sull'evolu-zione conosciuta degli Ominidi: l'orango non vive in
Africa, terra natale del ‘medico’ Kyenge, ma in Borneo
e Sumatra. Ciò che tuttavia preoccupa di più è che,
nell’evoluzione delle specie, l'ambiente in cui esse
crescono influisce molto sui singoli individui (cfr.
Darwin). Negli ultimi anni in Italia si sono manifesta-te modifiche ‘ambientali’ di linguaggio e comporta-mento in tale contrasto con quanto credevamo paci-ficamente accettato e condiviso; alla fine potremmo
giungere, non dico a mutazioni genetiche, ma ad una
regressione di civiltà sì”. Le osservazioni congiunte
dei due lettori consentono di ipotizzare che in un am-biente antropologico meno guasto un individuo co-me Calderoli si sarebbe vergognato delle sue insuffi-cienze, le avrebbe nascoste. Nell’ambiente cultural-mente devastato in cui ci troviamo a vivere questo ri-tegno è scomparso. Possiamo utilizzare Calderoli co-me un termometro per misurare l’entità del guasto

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