C
aro Augias, dilagano i romanzi erotici. In un articolo su “Donna Moderna” Flora Casalinuovo li de-finisce il tormentone dell’estate scrivendo che «il successo di “Cinquanta sfumature” ha fatto sco-prire un nuovo piacere alle donne... storie che fanno fremere... che si colorano di rosso fuoco... libri
hot». Giulia De Biase, editor della Sperling & Kupfer ha commentato: «La trilogia della James ha sdogana-to il genere hard, oggi nessuno si vergogna di mostrarsi con libri bollenti che, anzi, si sfoggiano con orgo-glio». Irene Cao, autrice di una trilogia pubblicata da Rizzoli, ha dichiarato: «Diciamo la verità: oggi di ses-so se ne parla tanto, se ne fa tanto però male... Un amico ha ammesso che, dopo avere finito la mia saga, ha
capito meglio i desideri della fidanzata...». Marco Rossi, sessuologo: «Leggere hot rafforza gli stimoli ero-tici che spesso languono nel subconscio». Non ci si chiede nulla sull’eventuale valore letterario. L’essen-ziale è che parlino di sesso, se in maniera raffinata o volgare e banale, non conta.
Renato Pierri — renatopierri@tiscali.it
LE SFUMATURE SBIADITE DELL’EROTISMO
I
n un racconto o romanzo dichiaratamente ero-tico la qualità letteraria è in genere l’ultima cosa
che si va a cercare. Non sarei severo come mi pa-re lo sia il signor Pierri. Un romanzo erotico può in-segnare delle cose, divertire, risvegliare desideri so-piti, la letteratura è un’altra cosa. Anche se sarebbe
importantissima perché, diciamo la verità, le fac-cende sessuali riferite o guardate nude crude con-sentono un limitato repertorio di varianti. I senti-menti che (eventualmente) le accompagnino han-no invece ben più di “cinquanta sfumature”. La
qualità della scrittura, l’ambientazione, il carattere
dei protagonisti insomma gli elementi che sono al-la base d’una buona narrazione sono tra l’altro ciò
che distingue erotismo da pornografia. Cito un ca-so classico di cui parla anche Kundera nel suo “La
Lentezza”. Il racconto erotico “Point de lende-main” di Dominique Vivant Denon (che è stato tra
l’altro il fondatore del Louvre). Questo gioiello ven-ne pubblicato a Parigi nel 1777. Centrava in pieno
lo spirito libertino dell’epoca, ebbe un tale succes-so da stimolare numerose edizioni e anche molte-plici imitazioni. Tra le altre una dal titolo “La nuit
merveilleuse ou le non-plus-ultra du plaisir’’. Tut-to ciò che nel racconto originale era intravisto, la-sciato ad allusioni velate quando non alla fantasia,
nella versione hard veniva brutalmente spiattella-to sotto gli occhi del lettore. Una differenza analo-ga la troviamo del resto nei thriller. Dan Brown è un
costruttore di suspense e basta. John Le Carré con il
suo “La spia che venne dal freddo” costruiva un th-riller che era anche letteratura. Insomma, ogni co-sa ha il suo posto, importante è saper distinguere
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