G
entile Augias, negli ultimi esami di maturità alcuni temi centravano argomenti di estrema attualità ed im-portanza come Brics e Stato, mercato e democrazia. Sono temi che in pratica non sono trattati da nessun pro-gramma, infatti solo una minima parte degli studenti, nonostante l’attualità degli argomenti, li ha svolti. Al-le superiori esiste solo l’indirizzo tecnico-commerciale, che li tratta, con l’insegnamento di geografia economica nel
triennio. Tale disciplina rimarrà solo fino al prossimo anno in quanto il cd “riordino Gelmini” (che ha sottratto 8 mi-liardi di euro alla scuola con la regia di Tremonti: «Con la cultura non si mangia») l’ha relegata al biennio dei “soli tec-nici commerciali”. A me pare un danno che un Paese che resta una delle prime dieci economie mondiali e ambisce
(confidiamo) a rimanervi, non valorizzi l’insegnamento della geografia (soprattutto economica) nelle superiori an-che perché nei licei, da dove esce la classe dirigente, praticamente non esiste.
Riccardo Canesi — Carrara
IL PRIMATO DELLA GEOGRAFIA
I
l signor Canesi ha ragione. Le tracce date alla matu-rità erano giuste in teoria ma scollegate dai program-mi. In un complesso mondo globalizzato dove tutto
ormai è diventato interdipendente e dove davvero il bat-tito d’ali d’una farfalla può provocare un uragano dalla
parte opposta del pianeta (il famoso Butterfly Effect) è
impensabile che a scuola non s’insegnino almeno i prin-cipi della geografia nei suoi aspetti politici, economici,
ambientali. Senza arrivare così lontano vorrei ricordare
che la geografia fisica ci interessa in modo particolare
proprio come italiani. La penisola che abitiamo, baciata
da un clima favorevole, è però geograficamente infelice.
È una striscia di terra molto lunga e molto stretta. Gior-gio Ruffolo per indicare alcuni svantaggi che la geografia
ci ha storicamente apportato aveva richiamato questo
difetto nel titolo di un suo saggio “Un paese troppo lun-go”. L’Italia non è solo lunga e stretta, è anche piena di
montagne il che ha sempre reso difficili le comunicazio-ni sia da nord a sud sia da est a ovest. Se si pensa alle gran-di pianure francesi in un territorio che ha tra l’altro il dop-pio della nostra superficie, si capiscono meglio tante di-versità tra popoli così vicini. Qui è il punto: la conforma-zione della penisola è uno dei fattori che aiuta a capire
tanti passaggi della nostra storia, compresa l’unificazio-ne nazionale arrivata così tardi. Certo influirono anche
altre cause ma, tra queste, la geografia occupa uno dei
primi posti. Fiumi, insenature, montagne, valichi la
quintessenza di una geografia che appare “neutrale” ha
invece avuto profonde ripercussioni storiche, economi-che, ambientali, in definitiva politiche. Molti studenti
escono dalle superiori ignorandolo
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