C
aro Augias esiste ancora nelle classi dirigenti il senso della dignità, direbbe Thomas Mann, in senso borghe-se? L'avvocato Ambrosoli nel film a lui dedicato diceva: il nostro Paese lo facciamo noi, con il nostro lavoro, il
nostro esempio. Quali i nostri esempi? Un ex primo ministro pregiudicato che vive la condanna come un af-fronto, si dice vittima di magistrati comunisti e malati di mente. Un aspirante leader della sinistra che ridacchia al te-lefono con un dirigente dell'Ilva schernendo un povero giornalista; un altro come Renzi che si fa fotografare in pose
pacchiane, su rotocalchi per signorine. Un ministro della Giustizia che non trova improprio concedere vantaggiosi
trattamenti ad amici come fosse il medioevo e la scarcerazione una grazia. Forse i nostri mali derivano dal non aver
mai conosciuto una rivoluzione liberale, per cui lo spirito della nostra borghesia non s’è evoluto abbastanza. Non-dimeno abbiamo avuto politici illuminati, come Cavour, o imprenditori all'avanguardia come Olivetti. Esempi spo-radici, che non rappresentano il sistema-italia. La loro dignità borghese, il loro esempio avrebbe dovuto educare, in-vece sono dimenticati.
Dante Valitutti — dante.valitutti@alice.it
IL SENSO BORGHESE DELLA DIGNITÀ
C
i vuole un coraggio da leoni per affrontare in una
rubrica come questa un tema col quale si sono
riempite intere biblioteche. Pochi momenti del-la civilizzazione umana sono stati analizzati e racconta-ti come lo “spirito borghese”, nel suo bene e nel suo ma-le. Solo qualche nome della modernità: Bernard
Groethuysen, Georg Simmel, ovviamente Max Weber
per primo. Ma anche il nostro Benedetto Croce che de-finì la borghesia «un equivoco concetto storico». Chi vo-lesse una visione di sintesi legga l’ottima voce redatta da
Federico Chabod per la Treccani.it. Non so se il signor
Valitutti ha letto ciò che scrisse un paio d’anni fa Massi-mo Cacciari, sul tema: « Il capitalismo nostrano è stato
egemonizzato dalla “cultura” della deregulation - quan-do non impegnato a inseguire i favori del governo - un ca-pitalismo, dunque, estraneo alla “cultura borghese”». La
prima volta che lessi espressioni simili fu nell’intervista
sul capitalismo italiano fatta da Scalfari a Guido Carli po-co prima che questi assumesse la carica di presidente
della Confindustria. «Gli imprenditori italiani – disse
Carli - non hanno mai considerato lo Stato come un’or-ganizzazione sociale di cui essi fossero direttamente re-sponsabili … Interesse dei ceti imprenditoriali era so-prattutto che lo Stato aiutasse i loro affari, ma è mancata
l’identificazione». Il signor Valitutti, Cacciari, Carli, Scal-fari, dicono in pratica tutti la stessa cosa. È mancato,
quando ci sarebbe voluto, il grande spirito borghese.
Sappiamo anche perché è successo ma questo davvero
non si può riassumere in una rubrica
Nessun commento:
Posta un commento