Ho letto nel libro La zarina
Alessandra, di Carolly
Erickson, che —in seguito
alla rivoluzione russa —
dopo un primo parere
favorevole del governo
inglese a ospitare i Romanov
sul suolo britannico, esso,
su ordine di re Giorgio V,
aveva cambiato opinione
sulla questione, perché il re
temeva lo scoppio di una
rivolta della sinistra anche
in Inghilterra. Ora vengo
alla domanda: è davvero
possibile che la presenza
della famiglia imperiale
russa potesse far esplodere
una rivolta della sinistra
inglese?
Luca Pellacani
kratos937@hotmail.it
Caro Pellacani,
L
e risponderò indiretta-mente ricordando un
episodio italo-russo.
Quando l’Austria, nel 1908,
decise di annettere la Bosnia
Erzegovina, Italia e Russia
furono, anche se in misura
diversa, i Paesi maggior-mente preoccupati dalla po-litica imperiale dello Stato
asburgico nei Balcani. L’Italia
era membro della Triplice e
quindi alleata dell’Austria-Ungheria, ma decise di dare
un segnale di malumore a
Vienna invitando Nicola II in
Italia. Vittorio Emanuele III e
Giolitti, allora presidente del
Consiglio, avrebbero ringra-ziato lo zar per la prontezza e
la generosità con cui una na-ve russa, un anno prima,
aveva dato assistenza ai so-pravvissuti del terribile ter-remoto di Messina. La regina
Elena, educata nel collegio
Smolnyj di Pietroburgo,
avrebbe riallacciato i rappor-ti con una famiglia a cui era
legata da un vincolo di pa-rentela (due sorelle avevano
sposato due granduchi). I
due ministri degli Esteri
avrebbero parlato delle que-stioni in cui ciascuno dei due
Paesi poteva essere utile al-l’altro.
Ma non appena la notizia
dell’incontro divenne pub-blica, il governo italiano do-vette constatare che la visita
di Nicola II in Italia avrebbe
suscitato un’ondata di mani-festazioni e di scioperi, se
non addirittura di attentati.
Socialisti e anarchici sareb-bero scesi in piazza per de-nunciare quello che era, agli
occhi di molti democratici
europei, il regime più reazio-nario d’Europa. Fu deciso
che la visita, anziché a Roma,
si sarebbe svolta nella resi-denza reale di Racconigi. Nel
suo blog (Il Laboratorio),
Roberto Coaloa, scrittore e
docente dell’Università di
Milano, ricorda che Nicola II
entrò in Italia dalla frontiera
francese e che le autorità ita-liane, per i 130 chilometri
che separano Bardonecchia
da Racconigi, presidiarono il
territorio con 11.000 soldati.
«Le strade adiacenti furono
sbarrate con tronchi d’albe-ro; pattuglie di cavalleria
p e r l u s t r ava n o i ca m p i e
c’erano picchetti armati ad
ogni casello e sotto ogni
ponte». Sembra che Giolitti
avesse ammonito i prefetti di
Cuneo e Torino: «Se si fosse
udito soltanto un fischio nel-le vicinanze di Racconigi»
sarebbero stati destituiti.
Nella Grande guerra le de-mocrazie occidentali e l’au-tocrazia zarista avevano
molti interessi in comune e
furono indotte dalle circo-stanze a combattere insieme
contro gli Imperi Centrali.
Ma gli ambienti progressisti
della Francia, della Gran Bre-tagna e dell’Italia non smise-ro mai di manifestare malu-more e tirarono un sospiro
di sollievo soltanto quando
lo zar, dopo la rivoluzione
del febbraio 1917, fu costret-to ad abdicare. Per qualche
mese Parigi, Londra e Roma
sperarono che la Repubblica
russa sarebbe stata più com-patibile con le finalità demo-cratiche che gli Alleati di-chiaravano di perseguire. Fu
questa la ragione per cui la
presenza della famiglia im-periale russa in Gran Breta-gna non sarebbe stata gradi-ta, in quel momento, al go-verno di Londra.
© R
Nessun commento:
Posta un commento