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entilissimo dottor Augias, sono un sacerdote e desidero complimentarmi con il giornale per lo spes-sore culturale del dibattito suscitato dal dialogo del dottor Scalfari con papa Francesco arricchito dai
tanti interventi che hanno approfondito il tema. Finalmente si riflette insieme, credenti e non cre-denti. È nella coscienza, in questo dialogo intimo con Dio che si scopre la grandezza della legge dell’amore.
Come ha sostenuto in uno dei sui articoli Mancuso citando sant’Agostino, Dio lo si ama amando il prossi-mo. La coscienza è il luogo dell’incontro con Dio e con il prossimo, non di chiusura individualistica. Per un
laico la coscienza è comunque il luogo dell’incontro con l’altro, dove risuona la necessità di voler bene alla
persona umana, in particolare a coloro che sono offesi nella loro dignità. Più la coscienza, laica o cristiana, è
formata, più si allontana dall’individualismo. Ecco il tratto di strada che dovremmo percorre insieme, cre-denti e non: l’impegno a salvaguardare i diritti e la dignità di ogni persona.
Felice Bacco, Canosa di Puglia — felicebacco@alice.it
I SACERDOTI E LA BUONA POLITICA
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nfatti è così. Nessuno sa, tanto meno io, come an-drà a finire la straordinaria avventura umana e
pastorale di papa Francesco. Quello che è certo è
che l’epoca oscura di una Chiesa tentata dalla politi-ca, e vittima della politica, per il momento è chiusa.
Significa questo che la Chiesa non debba “fare poli-tica”? Sarebbe assurdo chiederlo. L’opinione di mol-ti laici, compreso il sottoscritto, è che non debba fa-re quel tipo di politica. Non debba cioè accantonare
il messaggio evangelico in nome dei benefici mate-riali che può assicurarsi – in un baratto vergognoso –
sostenendo l’uomo politico al potere in Italia (dell’I-talia stiamo parlando) indipendentemente dal suo
comportamento, dalla sua moralità pubblica e pri-vata, dalla sua decenza, o indecenza. È esattamente
ciò che fino a pochi anni fa è accaduto. Contro que-sto atteggiamento alcuni hanno protestato attiran-dosi i fulmini (di carta, per fortuna) di una parte del-le gerarchie. Oggi molte di quelle cose le afferma il
Papa in persona e può finalmente aprirsi il tema che
don Felice Bacco enuncia nella sua lettera: il tratto di
strada che non credenti e cattolici possono percor-rere insieme in questo mondo divorato dall’osses-sione del denaro, per tanti aspetti feroce. A nessuno
è chiesto di rinunciare ai suoi principi. In ogni inse-gnamento religioso c’è una zona di resistenza rigida
che ai fedeli non è dato trasgredire. Importante è che
la stessa rigidità non si pretenda di applicarla a chi
non crede o crede in modo diverso. È il caso di dare
concretezza al principio romano che la Chiesa ha
fatto proprio, Unicuique suum, a ciascuno il suo. An-che perché senza una tollerante laicità la democra-zia diventa difficile
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