sabato 9 novembre 2013

LA LIBERTÀ DEGLI ANIMALI DOMESTICI

G
entile dottor Augias, grazie per aver risposto alla mia lettera sul diritto alla libertà degli animali. A mio pa-rere una qualità essenziale dell'amore è il rispetto per i diritti dell’essere amato.  Tra questi, il diritto alla li-bertà è il principale e riguarda ogni essere vivente. Senza libertà non ci si può evolvere correttamente, e chi
non si evolve correttamente si degrada, un destino peggiore di qualunque disagio o sofferenza (e a mio parere per-sino peggiore della morte). Parlare di «amore vero» tra il padrone e il suo animale è come affermare che uno stalker
ama la persona che perseguita, o che un marito ama la moglie che picchia per gelosia. Questo vale anche se l'ani-male ama il suo padrone, al di là di ogni illusoria attribuzione all'animale stesso di sentimenti inesistenti. L'animale
domestico, abbrutito dalla privazione di libertà, diviene dipendente dal padrone; parlare di vero amore tra un ani-male e il suo padrone è come affermare che un tossicomane ama il suo fornitore di eroina, o che la vittima di un ra-pimento ama la persona che la tiene segregata. Parlare di «disagi di una limitata libertà» è a mio parere un tentati-vo (probabilmente inconscio) di minimizzare la gravità della crudeltà che si manifesta nel tenere prigioniero un
animale, per qualunque motivo lo si faccia.
Piero Righetti — Roma
LA LIBERTÀ DEGLI ANIMALI DOMESTICI
L
a lettera continuava con numerose altre conside-razioni compresa quella di mettere a confronto la
vita di un essere umano con quella di un cane
(movimenti limitati, accoppiamenti sporadici, cibo di-scutibile ecc.). Ritengo improprio ogni confronto di que-sto tipo. Quanto al resto mi affido a una lettera inviatami
dal signor  Edoardo Oreste (edoardooreste@yahoo.it)
che scrive: «La libertà è certamente bellissima,  ma c'è
una  cosa ancor più bella per cui vale la pena perderne un
po’, si chiama Amore! Esistono certo cattivi padroni, ma
non è per l'esistenza di cattivi mariti o cattive mogli che
il matrimonio può essere considerato negativamente! Il
Signor Righetti che forse non ha mai avuto un cane, non
immagina ciò che ha perso. Il cane è felice della sua “pri-gionia”. Cito un fatto: i miei cani, pur avendo a disposi-zione un giardino spazioso, preferiscono trascorrere le
loro ore nel mio piccolo studio in mia compagnia. Il ses-so canino poi non si può paragonare all'umano: in natu-ra si accoppia solo il maschio dominante per cui non so-no pochi i maschi che non si accoppieranno mai. Nel ca-so delle femmine il desiderio sessuale  è dettato dagli or-moni (due flussi l'anno) imparagonabile a quello delle
femmine umane. Ho avuto molti cani. Ricordo un cuc-ciolo affetto da rogna destinato a morte certa; rinunciò
alla sua libertà per vivere tredici anni a casa mia». Ognu-no resterà della sua opinione, suppongo. Discuterne co-munque non è inutile

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